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Quanto conta oggi la dizione in radio

 

Nei primi anni della radio la conduzione era formata, tra le altre cose, dalla corretta impostazione della lingua parlata, dalla certezza che chi veniva mandato in onda sapesse mettere l’accento giusto su ogni parola; in altri termini che conoscesse la dizione. Da quegli anni a oggi ne è passato di tempo, la storia è cambiata molte volte e ci si aspetta che altre variazioni producano nuove direttive. Intanto, preferendo l’attualità al passato, una cosa è certa: parlare in dizionese non è fondamentale.

Non è fondamentale come prima.


Questo assunto indossa le vesti di una sentenza.
Il conduttore di oggi va on-air anche se non ha frequentato corsi di dizione, se non riconosce gli accenti gravi o acuti, se non sa che le parole “dopo” e “quattordici” vanno pronunciate con la o chiusa.
Prima della conoscenza della dizione conta la personalità, la spontaneità, l’intrattenimento, il ritmo, la preparazione, il lessico ampliato a un numero di termini accettabile. Così dicono gli esperti e noi lo ripetiamo, lo dicono talmente tante volte da convincere quei comunicatori che conoscono la corretta impostazione della parola a “sporcarsi”, a lasciar scivolare la lingua perché chi se ne importa, nessuno se ne accorge, davanti c’è tutto il resto.
Perché non conta il sapore della terra ma come la mangi.
Quindi se l’ascoltatore medio porta il cibo alla bocca usando le mani il conduttore non può impugnare forchetta e coltello, no, dovrà usare le mani pure lui.

Una revisione necessaria


L’importanza della dizione sta tutta qui, nella richiesta di molti esperti del settore radiofonico di revisionare il linguaggio adattandolo alla modernità.
Ecco perché in alcuni network viene suggerito ai dipendenti del microfono di non oscurare la propria cadenza regionale – che sia romana, napoletana o calabrese – così da stringere la geografia dell’etere; ecco perché in alcuni network vengono inserite nel palinsesto voci popolane.    
Sono altri tempi quelli della dizione come materia da conoscere a memoria e se la memoria inciampava era consigliato recarsi all’angolo della scrivania dove appariva la bibbia della pronuncia, il DOP (Dizionario di Ortografia e Pronuncia), trasformatore del linguaggio terraterra in pregiato.
Citando un contenuto apparso sul web possiamo dire che, oggi, la dizione “non serve a qualcosa ma serve qualcuno”.

Utilità della dizione


Che cosa significa? Significa che l’applicazione della dizione perfetta potrebbe impedire il maggiore flusso di avvicinamento dell’utente all’ascolto della radio. E la radio non vuole allontanare ma creare un’immensa comunità.
Diciamo pure che la dizione perfetta non deve appartenere alla radio ma piuttosto al doppiaggio cinematografico e pubblicitario. 

Differenze radiofoniche


Se nelle radio nazionali il linguaggio condiviso dai conduttori è per forza inserito nella categoria giusta, un discorso a parte merita la lingua adottata nelle radio locali soprattutto quando a trasmettere sono conduttori inesperti o poco ambiziosi che, insieme al panino col prosciutto da consumare durante il turno a cavallo del pranzo, non hanno la dizione a portata di borsa. Ecco che cadere in conduzioni provinciali – talvolta inascoltabili – è facile rischiando di essere etichettati come dilettanti marcendo fin quando non si avrà voglia di rivolgersi a esperti della comunicazione.


Anche in questo caso prendiamo come riferimento la parte estrema della questione tenendo aperto il discorso su declinazioni derivate dal tipo di radio, programma, territorio. Soprattutto in questo lungo e attuale periodo in cui il rapporto conduttore-ascoltatore viene paragonato a un chiacchiericcio da bar.


“Parla come parleresti a un amico”, dicono, “Parla come se stessi al bar”.


Provate a chiedere al barista un caffè corretto alla dizione e poi caricatevi delle conseguenze.
Vi prenderanno per scemi, probabilmente inadeguati per la maggior parte degli ambienti della società.
Conoscere il dizionese, però, non è una questione applicabile soltanto alla postura degli accenti ma anche un valido aiuto per l’articolazione della parola orale, per la parola scritta e, non di meno, all’utilizzo del diaframma per la respirazione. Perché una cosa non è indipendente dall’altra, anzi, un fattore determina la riuscita dell’altro.  

La medicina della dizione


Anche se la dizione non è un farmaco comunque fa bene ed è consigliato imparare a metterla in pratica al momento e al posto giusto. Senza tenerla fuori dalla portata dei conduttori radiofonici.    

Consulenza Radiofonica, La Professionalità On Air!

Post a Cura di  Daniele Campanari

 

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