Top Menù

Frequenze di confine: in aumento le segnalazione degli altri paese nei confronti dell’Italia

Proseguiamo con l’ormai consueta rubrica avviata su queste pagine nell’ambito della collaborazione intrapresa da Consulenza Radiofonica con Consultmedia , prima struttura italiana di competenze a più livelli in ambito mediatico.

L’appuntamento, lo ricordiamo, riguarda le problematiche tipiche del settore radiotelevisivo trattate dall’avvocato Massimo Lualdi, partner cofondatore di MCL Avvocati Associati , law firm specializzata in diritto delle comunicazioni che gestisce in maniera esclusiva l’Area Affari legali di Consultmedia.

L’argomento di oggi sono le cd.

incompatibilità radioelettriche di confine in FM

cioè le interferenze provocate alle emissioni estere o da queste subite. In questa intervista all’avv. Lualdi esamineremo brevemente la controversa questione.

Negli ultimi tempi si è riscontrato un inasprimento delle denunce per pretese situazioni interferenziali avanzate da stati confinanti con l’Italia, in particolar modo dell’Adriatico. Quali sono le fonti giuridiche che regolano questa materia?

Premesso che il Preambolo al Radio Regolamento (RR) rammenta (0.3) che la frequenza è una risorsa scarsa alla quale tutti i paesi debbono avere accesso su base di equità, esso stabilisce (0.4) che il R.R. stesso è fondato su di una serie di principi, tra i quali quello che tutte le stazioni radio devono essere installate ed esercite in modo da non causare interferenze dannose ai servizi radio o di comunicazione di altri Paesi membri operanti in accordo con il medesimo R.R. (n. 197 della Costituzione, sottoscritta dall’Italia con atto parlamentare). L’art. 4 del R.R. individua le regole generali per l’assegnazione e l’uso delle frequenze radio, tra cui la limitazione al numero minimo delle frequenze necessario per l’ottenimento di una qualità soddisfacente dei servizi nonché l’assegnazione fatta nel rispetto delle regole stabilite dal R.R. per quelle frequenze potenzialmente capaci di causare interferenze dannose a servizi espletati in accordo con il regolamento stesso, le cui assegnazioni di frequenze risultino già registrate nel Master International Frequency Register.

Ma come viene gestita dal Ministero una segnalazione interferenziale proveniente da uno Stato estero o verso di esso?

 L’art. 8 del R.R. individua lo status di cui gode ogni assegnazione registrato nel M.I.F.R., mentre l’art. 15 detta le regole generali atte ad evitare/ridurre l’insorgenza di interferenze ed individua le procedure per la segnalazione e gli interventi finalizzati alla correzione delle situazioni interferenziali che possono insorgere nell’espletamento di servizi radio da parte di differenti paesi. L’art. 23 del R.R., dedicato espressamente ai servizi di radiodiffusione, stabilisce che, in linea di principio, le stazioni trasmittenti non debbano impiegare potenze superiori a quelle strettamente necessarie a mantenere in maniera economica un efficace servizio nazionale di buona qualità. Le appendici 9 e 10 riportano i formulari sulla base delle quali devono essere avanzate (da una Amministrazione a quelle confinanti) le segnalazioni di irregolarità/infrazione ovvero di interferenza dannosa, qualora un proprio servizio fosse danneggiato nell’espletamento a causa di attività estere non condotte secondo le norme.

Nei rapporti tra emittenti “interne” il principio cardine è il “contraddittorio”, cioè il confronto tra i soggetti interessati (presunti interferente e presunto interferito). In questo caso non pare che ciò avvenga.


“Le segnalazioni (che possono naturalmente essere oggetto di discussione nell’ambito della normale dialettica che si può instaurare tra Amministrazioni) non possono tuttavia essere invalidate per mancanza di contraddittorio, in quanto non previsto espressamente da regole dell’Unione”, spiega sul punto una circolare della D.G.P.G.S.R. del 2012 che in maniera puntuale (anche se a mio modo di vedere non completamente condivisibile) traccia anche la genesi giuridica e fattuale della problematica, che affonda le radici nella deplorevole mancata registrazione a Ginevra da parte del Ministero delle PP.TT degli impianti eserciti da 4000 radio private nel 1984.

33 anni fa….

Esatto. L’accordo regionale di Ginevra del 1984 vede un elenco di impianti a suo tempo notificati e registrati all’UTI ed una serie di regole stabilite per la relativa modifica (incremento, variazione, cessazione). L’accordo in questione, benché sottoscritto dall’Italia, non è ancora stato recepito nell’ordinamento nazionale e ciò (tra le altre cose) impedisce l’accesso alle regole suddette per incrementare le registrazioni rispetto a quelle italiane già in atto (ossia quelle degli impianti RAI esistenti all’epoca). “Tuttavia – ha fatto sapere nel 2012 il Ministero – questa circostanza non può impedire il rispetti dei diritti costituitisi in capo ai Paesi confinanti, i quali (pertanto) vanno tutelati nei limiti delle relative registrazioni. Quello che non appare condividibile (e probabilmente ispirato da considerazioni o comportamenti non pertinenti allo status di singolo Paese aderente all’UIT) è la richiesta di protezione al livello minimo decurtato del rapporto di protezione sui confini, quasi che si volesse ritornare alle precondizioni adottate in fase di conferenza di pianificazione da cui scaturirono gli accordi di Ginevra del 1984 e non si vivesse nell’attuale fase di “manutenzione” che tiene conto di impianti realmente esistenti da proteggere nelle effettive condizioni di esercizio.

Ma chi stabilisce quale debba essere il limite massimo di penetrazione nel territorio estero?

Il concetto di “naturale debordo” per le zone di confine ha efficacia quando gli impianti sono tutti in regola con le norme di notifica/registrazione. Ora, tutti gli impianti esteri posizionati in vicinanza dei confini nazionali appaiono notificati, secondo la Direzione Generale del Ministero (circolare del 2012) “in condizioni tali da non rispettare i dettami dell’art. 23 del R.R. per quanto attiene ai livelli atti allo svolgimento di un servizio interno ottimale (vuoi per la presenza di interferenze originate in Italia da impianti non coordinati, vuoi per la possibile concomitante presenza di altre emissioni estere coordinate che rimangono sconosciute a questa Amministrazione). Pertanto, l’esercizio dei predetti impianti può risultare tale da provocare una abnorme estensione del naturale debordo in territorio italiano, con penalizzazione degli impianti italiani, anche operanti lontano dai confini e su frequenze viciniori. E’ del tutto evidente come vi possano essere stati degli eccessi, da parte di alcune amministrazioni estere, nella notifica di propri impianti, probabilmente in ragione della totale mancanza di possibilità di opposizione da parte dell’Italia, visto il mancato recepimento dell’accordo regionale di Ginevra ’84 nel quadro legislativo nazionale. Tuttavia, dette notifiche sono ormai non più impugnabili ed i vari tentativi esperiti al fine di giungere ad accordi bilaterali di reciproca tolleranza sono falliti nella sostanziale mancanza di una dimostrazione di buona volontà che, al di là di sporadici casi, non si è mai manifestata nella generalità dei casi. La normativa italiana posta a base del rilascio delle concessioni/autorizzazioni all’esercizio della radiodiffusione è stata sviluppata facendo sostanzialmente astrazione del rispetto delle regole internazionali per quanto riguarda i rapporti con i paesi confinanti e tale stato di cose è divenuto via via sempre più intollerabile per i paesi medesimi. Pertanto, indipendentemente da quanto contenuto negli atti concessori o di autorizzazione, gli impianti segnalati come interferenti dovrebbero essere tutti ricondotti a conformità (in termini di potenza, livelli irradiati nelle direzioni critiche o frequenza) per rispettare i rapporti di protezione nei confronti dei livelli delle emissioni estere segnalate come interferite, indipendentemente dall’eventuale stravolgimento che le modifiche conseguenti potranno comportare ai delicati equilibri nazionali costituitisi negli anni (in danno sistematico delle emissioni estere, va rammentato).Poiché le segnalazioni richiamate in premessa sono sostanzialmente divise in due gruppi, quello delle interferenze critiche (o per le quali è richiesta una più urgente soluzione) e quello delle interferenze meno penalizzanti, si ritiene di dover procedere, in una prima fase, almeno con le intimazioni ai gestori che sono causa delle interferenze critiche (anche per dare il segnale di volontà di risolvere una volta per tutte la questione), mentre le segnalazioni del secondo gruppo andranno quantomeno depurate da quelle chiaramente strumentali o inaccettabili (quali, ad esempio, sono i casi di presenza di livelli reali dei trasmettitori da proteggere di gran lunga più elevati di quelli minimi e distanze tra le portanti uguali o superiori a 300 KHz e viene preteso l’aggancio delle protezioni a quelli minimi della racc. BS-412 per zone urbane, magari anche in occasione di misurazioni effettuate in zone rurali o isolate e disabitate). Appare infine manifesto come i contrasti derivanti dall’applicazione d una normativa non coordinata con le norme internazionali di settore si riverbereranno, inevitabilmente, anche sul prosieguo delle attività che dovranno essere svolte ai fini dell’eliminazione delle interferenze in argomento. La giurisdizione nazionale, infatti, non potrà esimersi dall’applicare e/o interpretare prescrizioni interne che contengano in sé le origini che hanno causato la disastrosa situazione che ci si trova ora ad affrontare ed è a tal proposito che si ritiene indispensabile un parere da parte della collaterale D.G.S.C.E.R. sulle osservazioni (…) in merito alla eventuale precedenza che dovrà essere data all’azione amministrativa centrale rispetto a quella impositiva territoriale”.

Consulenza Radiofonica – La professionalità On Air

Post realizzato con il contributo contenutistico di Newslinet.com

,

Comments are closed.
ASCOLTA LA WEBRADIO DI CONSULENZA RADIOFONICA PER SCOPRIRE TUTTE LE PRODUZIONI AUDIO REALIZZATE PER I NOSTRI CLIENTI.