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Il format radiofonico giusto, al momento giusto

Se il clock è lo scheletro di un’emittente, i format sono i suoi muscoli. Per capirlo meglio, può essere utile fare un esempio.Provate a immaginare di passare una giornata davanti al televisore, scegliendo un canale e non cambiando mai canale. Cosa vedreste? Probabilmente un mix di programmi da studio (magazine, telegiornali e show di intrattenimento), film e serie tv. Se ci allontaniamo dalle tv generaliste e andiamo su canali tematici, l’assenza di programmi da studio sarà praticamente totale (ad esempio, canali dedicati a serie tv o documentari).

Ora, pensate ad una giornata simile, scegliendo una radio e non cambiando mai la frequenza. Che differenza c’è? Che in una radio non si possono programmare film o serie tv. Quindi, per mantenere l’attenzione del pubblico, i programmi saranno completamente basati sulla conduzione (principalmente in diretta, ma anche con post-produzioni).

La prima deduzione che si può fare in base a questo dato, è come il palinsesto di un’emittente sia composto prevalentemente dei cosiddetti “format” radiofonici. Che sia in diretta o registrato in precedenza non è importante. L’importante è quello che si prefigge di fare: mantenere sintonizzati su una certa frequenza il maggior numero possibile di ascoltatori, per la maggior durata possibile.

Cos’è un format radiofonico?

In sostanza, un format radio consiste in un’idea di base (ad esempio, parlare di cinema) e nella conseguente costruzione all’interno di un preciso numero di minuti del programma risultante. In radiofonia, infatti, il format non può prescindere dal clock dell’emittente. Ogni singolo programma deve infatti tener conto di tutti gli “inserimenti” che il palinsesto prevede in un determinato momento della giornata.

Vale la pena soffermarsi su una curiosità di natura linguistica. In inglese, con “radio format” ci si riferisce al tipo di radio in questione: di programmi, di flusso, all-news e così via e all’eventuale tipo di musica che trasmette (circa l’importanza della musica di una radio, leggi qui). Importando e adattando lo stesso termine dalle nostre parti, si può ragionare come le due cose siano intimamente e indissolubilmente connesse. Su una radio che programma rock, un programma di approfondimento politico avrebbe lo stesso senso di una rubrica sui migliori concerti della settimana in una radio sportiva.

Il format giusto per il pubblico giusto

Il format giusto per la radio giusta è un buon inizio, ma ancora non basta. Ogni momento della giornata ha un tipo di pubblico. Chi ascolta un morning show alle sette del mattino sarà probabilmente in auto, mentre un programma notturno sarà ascoltato da chi lavora di notte, o studia, o è a casa (magari a letto). Quindi, sarà fondamentale scegliere i contenuti in base all’orario in cui andranno in onda.

C’è però un altro aspetto di cui tenere conto: il pubblico di una radio locale è necessariamente legato al proprio territorio. In questi casi, non si può far finta di essere un network, ma è meglio abbracciare la propria natura e creare format che siano legati alla propria zona. Un ascoltatore della Val Brembana sarà ben poco interessato a sentir parlare degli eventi clou del fine settimana romano.

Capire quali format inserire nel proprio palinsesto, quando e come. Per un editore, un errore nella creazione e posizionamento di un elemento così essenziale del proprio palinsesto può costare caro, in termini di ascolti. Affidarsi a professionisti che sappiano creare, con la stessa forza lavoro già presente nell’azienda e quindi senza un ulteriore investimento economico, nuovi format differenziati per fasce orarie, ascoltatore medio, tematiche da trattare è ciò che può fare la differenza per una radio che voglia radicarsi sul proprio territorio.

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